"La voglia di casa c'è sempre. Cambieranno le esigenze delle persone"

Descrizione

 

L'emergenza coronavirus ha imposto uno stop anche agli agenti immobiliari. Ma la loro attività continua. Anna Maria Giannerini, dello Studio Giannerini S.A.S., ha illustrato a idealista/news in che modo e ha spiegato quali sono le sfide del post Covid-19.

Come vivete il fermo forzato dalle attività a causa dell'emergenza coronavirus?
In che modo state organizzando il lavoro?

"Poco prima che venisse deciso il blocco delle attività, abbiamo incentivato i virtual tour. Abbiamo fissato diversi appuntamenti e organizzato visite virtuali insieme ai clienti. Il poter fare una prima visita all'immobile attraverso il virtual tour è stato molto apprezzato".

Come funzionano le visite virtuali?

"Fissiamo un appuntamento telefonico e guidiamo il cliente nella visita dell'immobile; è sufficiente solo un computer e un indirizzo e-mail, quindi è possibile comodamente da casa. E' un tour virtuale condiviso: è l'agente a 'fare strada' al cliente all’interno dell'abitazione, ad illustrare i vari aspetti della casa e a rispondere alle eventuali domande del cliente. Il tempo dedicato alla visita è quasi uguale, se non superiore, a quello di una prima visita all'immobile. Sono rimasta positivamente stupita dalla reazione delle persone di fronte a una visita virtuale gestita dall'agente immobiliare. E' un po' come entrare fisicamente nell'abitazione, bene o male dà un'idea di quello di cui si sta parlando. Tutti mi hanno confermato: 'vorrei vedere l'immobile appena possibile'. Il virtual tour si è rivelato uno strumento molto utile".

Secondo lei questa modalità verrà sfruttata anche successivamente?

"Secondo me, sì. Chiaramente non è come vedere una casa di persona, ma il virtual tour è senza dubbio uno strumento molto utile. E poiché per un po' di tempo dovremo fare i conti con questo virus, sarà senza dubbio uno strumento molto utilizzato. Io l'ho incentivato per non perdere magari qualche occasione e anche per dare 'conforto' a chi ci ha affidato l'incarico di vendita".

Si può dire che la tecnologia sia venuta in soccorso?

"Certo. Non solo con le visite virtuali. Abbiamo incentivato anche l'uso della chat sul sito, così come l'uso di WhatsApp, molto apprezzato grazie al fatto che garantisce una comunicazione immediata, e l’utilizzo dei social network. Bisogna poi dire che il nostro lavoro si compone anche di tutta una serie di attività burocratiche che abbiamo mantenuto in essere da remoto, come ad esempio la registrazione dei contratti che avevamo già stipulato, le proroghe, insomma tutti quegli aspetti legati alla contrattualistica, soprattutto per l'affitto. Da remoto siamo riusciti a gestire queste attività, anche per aiutare i clienti a gestire tutta una serie di obblighi fiscali un po' complessi, soprattutto in questo momento. Abbiamo inoltre utilizzato questo tempo per fare corsi di formazione, per curare maggiormente le news all’interno del nostro sito web approfondendo argomenti di attuale interesse e inviando una specifica newsletter. Abbiamo poi approfittato di questo periodo per tenere vivi i contatti con i colleghi, per fare rete".

Pensa che cambieranno le esigenze delle persone?

"Allo stato attuale non abbiamo il polso di quella che sarà la situazione domani, dovremo verificare lo stato delle cose nel momento in cui potremo tornare pienamente operativi. Sicuramente, in base a ciò che percepisco dai clienti che ci contattano, la voglia di casa c'è sempre. Cambierà, secondo me, il rapporto casa/qualità. Questa quarantena forzata ha fatto capire che la casa è un posto dove si può essere costretti non solo a dormire, ma a vivere h24. La qualità della casa, caratteristiche come la posizione e la luminosità hanno assunto un'importanza fondamentale. Un pochino cambieranno le esigenze delle persone. Forse, ad esempio, vivere fuori Bologna non sarà più così 'impensabile', come poteva essere considerato qualche mese fa: avere una casa anche solo a 20/30 km dalla città, specialmente se si è in un'ottica di smart working, potrebbe essere una di quelle soluzioni che permettono anche in condizioni estreme, come questa, di avere una libertà che poi si finisce per apprezzare. Probabilmente verranno riformulati un po' i desideri. Ma questo lo potremo verificare più avanti".

Dal suo punto di vista, come potrà cambiare il settore immobiliare nel post Covid-19?

"La variabile fondamentale sarà quanto le banche finanzieranno. Se le banche, come pare, terranno di poco conto il fatto che una persona possa essere stata messa in cassa integrazione, ritenendola una situazione contingente legata a questo particolare periodo, considereranno che da questo stato di cose con grande probabilità se ne uscirà in un anno, un anno e mezzo, e continueranno a dare i mutui, seppur probabilmente con garanzie superiori, allora è ovvio che, non dico che si ripartirà da dove eravamo rimasti, però ci saranno buone probabilità che il mercato non subisca degli shock importanti. Se le banche invece chiuderanno le borse, è chiaro che ci sarà probabilmente tutta un'altra situazione.

Anche il mercato degli affitti probabilmente cambierà in maniera importante. Tutti gli immobili finora dedicati al mercato delle case vacanze sono in sofferenza e forse si riverseranno sul mercato degli affitti tradizionali. E' probabile poi che riprenda anche il mercato delle seconde case, considerando il fatto che verosimilmente per un lungo periodo sarà difficile viaggiare se non all'interno del Paese. Un altro mercato che potrebbe cambiare è quello legato agli studenti universitari.

Diciamo che forse la vita che avevamo prima potrebbe non tornare più esattamente come era. Ma il cambiamento non è di per sé negativo, può essere anche positivo. Personalmente non ho una visione pessimistica. Bisogna vedere in che modo avverrà il cambiamento e in che misura, che idea si ha del dopo. Al di là di tutto, il mondo della casa ha fatto capire in questo periodo che non è come il mondo dei fondi comuni di investimento, delle azioni, che possono perdere il 30 per cento in due giorni. E questo deve far riflettere".

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